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Baía dos Tigres
Un libro di viaggio alla Bruce Chatwin, un coast to coast dall' Angola al Mozambico, dall'Atlantico all'Oceano Indiano. Un moderno viaggiatore che s'incammina sulle orme di antichi esploratori. Dove per secoli sono fioriti mitici reami, immoti nel tempo, ora è rovina. Distese
lussureggianti ridotte a lande desolate. Campi minati ovunque. Desertificazione dei luoghi e dei cuori. Ma forse, qua e là, c'è ancora una speranza di rinascita...
«Uno sguardo acuto e disincantato, un'eccellente immaginazione».
Ryszard Kapuscinski
Il libro
Nel 1884-85 gli esploratori portoghesi Capelo e Ivens attraversano l’Africa da Mocãmedes, in Angola, fino a Quelimane, in Mozambico, e descrivono il loro viaggio nel classico De Angola à Contracosta.
Pedro Rosa Mendes, centodieci anni e mille accadimenti dopo, si pone sulle loro tracce: vuole ritrovare quei giorni, quelle vastità, quella gloria naturale. Vuole reperire, dopo la decolonizzazione, l’autentico e contemporaneo volto della Província angolano-mozambicana che la potenza coloniale portoghese, unendo i territori dal litorale dell’Angola fino a quello del Mozambico, definí con fervore patriottico nella Mapa Cor-de-Rosa. Questa mappa di un immenso territorio e di un sogno espansionistico fu presentata nel 1886, dopo la Conferenza di Berlino, che aveva stabilito i canoni d’un nuovo diritto pubblico coloniale.
Centodieci anni e mille accadimenti dopo Pedro Rosa Mendes ci dona l’epos di una storia dimenticata, di una natura e di una umanità devastate dal canceroso predominio dei campi minati. Di un mondo ove campeggia un odio puntuale come le stagioni, trionfano le pratiche cavillose e convulse d’una burocrazia elefantiaca, dilaga la retorica autocelebrativa di regimi divisi solo da uno spago teso tra due alberi.
È la storia di un continente in larga parte sconosciuto a noi europei, ma vissuta e soprattutto sofferta da milioni di africani. Una storia quasi surreale, quasi incredibile, dove la parola speranza esiste ancora, ma vien detta con un filo di voce.