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Le mosche del capitale
Il grande romanzo sul mondo dell'industria italiana, della finanza e del potere, con il quale Volponi
ci ha lasciato, nel 1989, il suo testamento narrativo.
Un libro inventivo quant'altri mai, ma anche
un libro-testimonianza sulla fine del sogno olivettiano e sull'esperienza in Fiat, un romanzo a chiave con personaggi che ricordano alcuni fra gli uomini più
potenti dell'economia italiana negli anni Settanta
e Ottanta. Soprattutto un libro profetico con il quale Volponi ha annunciato quella profonda trasformazione della società che soltanto oggi vediamo (senza che più nessuno manifesti indignazione) in forma compiuta.
Il libro
«Il personaggio di Bruto Saraccini è l’estrema proiezione autobiografica di Paolo Volponi, scrittore e manager di vertice (prima alla Olivetti, responsabile del personale e delle relazioni aziendali, in seguito alla Fiat, da consulente), così come Le mosche del capitale, edito da Einaudi nel 1989, è tanto un drammatico bilancio personale quanto l’allegoria di un universo in frenetica trasformazione. Oggetto del romanzo è il collasso dell’industria quale bene pubblico e base dello sviluppo democratico del Paese, è il nuovo ordine politico-economico che privatizza i profitti mentre socializza i costi della sua illimitata voracità, è infine l’era del capitale finanziario che trionfa su qualunque attività, quasi disponesse di una propria metafisica e di un dispositivo di legittimazione teologica. Allievo e collaboratore di Adriano Olivetti, cui il libro è dedicato, lo scrittore intuisce che il rapporto fra l’industria e la Polis si è definitivamente chiuso; amico e compagno di via di Pasolini, è costretto a riconoscere che ogni potenziale di Progresso si è tradotto nella pura dinamica dello Sviluppo, quasi che l’obbligo ai consumi avesse surrogato la democrazia. »
dalla prefazione di Massimo Raffaeli