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Antologia Palatina. Volume quarto: Libri XII-XVI
Testo greco a fronte
Il libro
Qui non cercare né Priamo morente
sull’ara né i lutti
di Niobe o di Medea, qui non cercare
Iti nel chiuso di stanze o di tra le ramaglie
usignoli:
su questo a iosa scrissero gli antichi.
Cerca, congiunto alle Grazie scherzose,
Cupido soave
e Bacco – niente burbanzose fronti!
Stratone
Hanno appendici, Diodoro, di triplice forma
i ragazzi:
devi sapere di ciascuna il nome.
Puoi chiamarla pipino la punta ch’è vergine
ancora;
quella che già si va rizzando pinco;
chiama lucertola quella che ormai
nella mano sussulta;
quella adulta lo sai come si chiama.
Stratone
Te lo ricordi, ricordi che santa parola ti dissi:
«Gioventú bella, gioventú fugace»!
Non piú rapido svola l’uccello piú svelto
nell’aria.
Tutti i tuoi fiori, guarda, a terra sparti!
Timocle
– Oh Eco, compi le speranze fioche. – Che?
– Io amo, e innamorata non è lei. – È lei.
– Ma l’occasione buona non si dà. – Si dà.
– Che l’amo dille e mai la tradirò. – Dirò.
– Un dono come pegno a lei tu da’. – Tu da’.
– Il fine, dunque, lieto a me sarà? – Sarà.
Gavrada