Santangelo, De Silva, Pincio, Lagioia

Ricordi d'autore per J. D. Salinger


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Evelina Santangelo, Diego De Silva, Tommaso Pincio e Nicola Lagioia ricordano J. D. Salinger.


Di J.D. Salinger, ricordo una foto rubata: un uomo anziano che si schermisce dinanzi all'obiettivo che lo coglie di sorpresa in un qualche parcheggio di un qualche supermarket, chissà dove. Un'America anonima sino all'insignificanza e una faccia come spaventata.
Non ho memoria di frasi memorabili dell'uomo Salinger o di vicende circostanziate della sua esistenza. Niente della vita di quest'autore ha per me l'evidenza umana ed esistenziale che hanno certi suoi personaggi con i loro destini irrisolti, le loro parole scabre, mai anonime. Così, per me Salinger è il dialogo memorabile, stupendo della piccola Sybil e del reduce Seymour in mezzo all'oceano, quel dialogo tra una bambina sveglia e un giovanotto strambo che accade al di là di ogni buonsenso e di ogni saggezza, anzi, sul filo dell'assurdo, del rischio, e però accade, e - in un suo specialissimo modo - riesce a dar senso anche allo squasso di una mente sconvolta dalla guerra.

Evelina Santangelo


Salinger, come sappiamo benissimo, ci ha lasciato molto prima di morire. O meglio, non ci ha neanche lasciato. Ci ha solo preso. Il bello è che probabilmente non lo voleva neppure. E noi qui, a scrivere di lui e come lui.
Bello, che uno scrittore freghi la morte così.

Diego De Silva


Nel 1953 J.D. Salinger abbandonò il suo appartamento sulla 57ma strada a Manhattan e con esso l'intera scena letteraria. Si ritirò in una casa tra le colline di Cornish; in novanta, invalicabili acri di terreno circondati dai boschi. Tanto il desiderio di essere «lasciato in pace» quanto la regressione al silenzio covavano in lui fin dagli inizi. Il giovane Holden è compreso in una rivolta tutta interiore. È un sommovimento dell'anima, il suo, scatenato da ombre private. Questo sommovimento lo rende, oltre che mentalmente instabile, inadatto ad interagire con il prossimo, incapace di integrarsi in una società che detesta. È già presente in lui la chiamata dal profondo che salterà evidente nelle successive creature di Salinger; segnatamente i membri della famiglia Glass. Un nucleo compatto di personaggi la cui coltre di tenerezza nasconde il lato duro, algido, non di rado anche crudele, che muove spesso autoesiliati e santoni. Un po' monaci autarchici, un po' squilibrati e depressi, questi personaggi si inseriscono in un filone particolare della letteratura americana, che va dallo scrivano di Melville ai contabili dell'ultimo, incompiuto romanzo di David Foster Wallace (The Pale King). È un filone nel quale la parola evapora nell'esoterico, in quella verità assoluta che non ha altre modalità espressive se non il silenzio, il diniego sordo e irremovibile. Il «preferirei di no» di Bartleby è stretto parente del «lasciatemi in pace» di Holden Caufield. Il destino di Seymour è lo stesso che Wallace ha decretato per sé, così come la partecipazione dei piccoli geni Glass al quiz radiofonico anticipa le apparizioni televisive di alcuni personaggi dell'autore di Infinite Jest nonché la maledizione del talento. Per queste sarebbe stato più corretto dire che Jerome D. Salinger non è morto il 28 gennaio 2010 bensì che è preliminarmente scomparso il 19 giugno 1965: perché quel giorno pubblicò per l'ultima volta un suo racconto, Hapworth 16, 1924. Dopo di allora si dedicò, indefesso, alla sua opera più importante: il silenzio. E non la si deve intendere in senso lato o come un'iperbole a effetto. Salinger considerava la sua esistenza alla stregua di un'opera d'arte. Alla fine, furono le religioni orientali, i Veda, il buddismo zen, e anche certo misticismo cattolico a offrirgli la chiave per che quel risolutamente andava cercando: il retto vivere e il retto esprimersi.

Tommaso Pincio


Holden Caulfield è stato un eroe generazionale, ma Seymour Glass è l'eroe della letteratura di tutti i tempi. La sua delicatezza, la sua statura, la sua disperazione, il vicolo cieco davanti al quale si trova intrattengono un dialogo col senso del tragico che fu indifferentemente di Edipo e del Jacques Rigaut riletto da Direu La Rochelle. È soprattutto per questo che D.J. Salinger mi è stato a cuore. Holden Caulfield ci dice molte cose sugli anni Cinquanta del XX secolo. Ma Seymour Class viene a ricordarci che, per gli esseri umani perduti che siamo, ogni giorno può essere un giorno ideale per i pescibanana.

Nicola Lagioia

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